O AVVISI BONARI SCEMI
[Parte 1]
Quando si ha la sfortuna di cadere nella morsa
dei controlli del fisco si sa quando si inizia ma non quando si finisce. Anche
se si tratta dei semplici "avvisi bonari" o dei controlli formali
delle spese portate in detrazione nella denuncia dei redditi. Nel primo caso
chi legge può pensare che l'avviso bonario sia come quando il buon papà ti
sgrida e ti avverte: "non farlo più!" e poi finisce lì. Sarebbe bello avere un fisco
comprensivo o meglio un impiegato dell'Agenzia delle Entrate elastico.. Macché,
l'avviso bonario è cattivo. Più cattivo di cattivissimo me. E l'impiegato è
elastico come un blocchetto di cemento.La norma è l'art. 36bis del DPR 600/1973 che impone di pagare entro 30 gg con la mora ridotta (?) di due terzi più gli interessi se si è commesso un qualche errore nella compilazione della denuncia dei redditi oppure omesso versamenti. Se non si paga riceveremo "in omaggio" la molto meno comprensiva cartella di Equitalia. Non vi preoccupate arriva anche se si paga oppure si presenta ricorso. Sì perché capita spesso che ci richiedono di pagare anche quando si è già pagato o se l'avviso bonario è errato, anzi, più che sbagliato è scemo. Ma andiamo con ordine.
In caso di avviso da pagare.
Capire dove si è commesso l'errore nella stringata missiva con la sanzione è come risolvere un sudoku per gente con un QI di 230. Riuscito a risolvere il rebus, nei rari casi in cui è giusto pagare, il contribuente paga e crede finisca lì. Eh no. Come nelle migliori storie d'amore il fisco non ti molla più e per dimostrati il suo affetto (te l'ho detto che era bonario..) ti manda comunque la cartella di Equitalia con la sanzione piena al 30% più interessi di mora, diritti di notifica etc. semplicemente perché "qualcuno" [non sapremo mai chi] non si è accorto che è tutto pagato. Non succederà mai che ci sia un annulamento, diciamo, spontaneo da parte dell'amministrazione finanziara considerato il loro evidente errore. Bisogna comunque presentare ricorso in autotutela recandosi presso l'ufficio competente, allegando prova dell'avvenuto pagamento e sperare che sgravino la cartella Equitalia. E non è tutto. E' capitato spesso che chi ha avuto lo sgravio non riesca comunque ad avere la posizione in Equitalia, per così dire, "pulita". Perché? Per il semplice fatto che, secondo gli impiegati o i dirigenti della nota agenzia di riscossione, i diritti di notifica della loro bella cartella sono da pagare perché è stata comunque notificata... roba da matti!In caso di avviso errato.
In questo caso una semplice autotutela, come già detto, dovrebbe bastare a risolvere il caso. Dovrebbe... ma succede spesso che l'autotutela passi inosservata, rimanga persa nei corridoi bui degli uffici. Oppure nonostante il tempestivo annullamento dell'avviso effettuato dai blocchetti di cemento di cui sopra qualcuno si "dimentichi" di NON far partite la cartella di pagamento dall'agente di riscossione che, per strani meccanismi che faccio fatica a comprendere, va in automatico se non viene fermata. Quindi: Equitalia! Sempre pronta la bella cartella azzurra (ora in bianco e nero per risparmiare) arriva e ti rovina il pranzo! Quindi d'accapo altro ricorso in autotutela sperando che qualche santo definisca la pratica.
Insomma, non ci si annoia di sicuro col fisco italiano.
Prossimamente: i controlli delle spese portate in detrazione dalle denunce dei redditi (dove si raggiungono vette inarrivabili).
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